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Domande e Risposte su: La capsulite adesiva o "spalla congelata"

Chi è maggiormente a rischio?

Le donne al di sopra dei 40 anni sono maggiormente soggette a sviluppare capsuliti adesive. Alcune patologie come il diabete e le cardiopatie o la chirurgia al seno sono frequentemente associate a capsuliti adesive anche se questa patologia può spesso manifestarsi in ogni soggetto normale, uomo o donna, senza particolari fattori predisponenti o pregressi traumi.

Come si sviluppano i sintomi?

La capsulite adesiva progredisce generalmente attraverso tre fasi. I sintomi della prima fase, o “fase di raffreddamento”, sono rappresentati dall’insidiosa comparsa di dolore diffuso a tutta la spalla che peggiora con il movimento e determina una riduzione nella capacità d’utilizzo dell’arto. A causa del dolore che interessa l’articolazione il paziente è spontaneamente portato a non utilizzare e “proteggere” l’arto facendo così evolvere la patologia verso la fase della cicatrizzazione che riduce ulteriormente la mobilità articolare. La seconda fase o “fase di congelamento” si distingue per dolore e gonfiore che si localizzano sopra la testa omerale (la parte superiore sferica dell’omero) con un fastidio continuo che sembra peggiorare di notte e che riduce la capacità di dormire. Durante questa fase l’infiammazione è sempre presente e la cicatrizzazione interna procede. La fase finale o “fase del disgelo” le cicatrici possono diventare più lunghe ed elastiche consentendo un certo recupero di mobilità articolare.

Come si effettua la diagnosi di capsulite adesiva?

La diagnosi di capsulite adesiva è effettuata generalmente dal chirurgo ortopedico. I sintomi dolorosi della spalla sono, infatti, spesso confusi con altre patologie come la tendinopatia calcifica, la rottura della cuffia dei rotatori, l’artrite o la tendinite. Nonostante queste serie patologie possano in taluni casi evolvere verso una capsulite adesiva, ciò non è la regola e la patologia può presentarsi isolatamente. Viene ipotizzata la diagnosi quando il chirurgo constata una limitazione dell’arco di movimento, soprattutto in rotazione e flessione. Le radiografie, la Risonanza Magnetica Nucleare e l’esame fisico escludono altre possibili patologie portando alla conferma della diagnosi di “spala congelata”.

Come viene trattata una capsulite adesiva?

La terapia della capsulite adesiva dipende dal livello di gravità della patologia. Spesso, nelle fasi iniziali, farmaci anti infiammatori sono utili per ridurre la reazione infiammatoria intra articolare ed in alcuni casi possono ridurre la formazione di tessuto cicatriziale consentendo un maggior arco di movimento senza che si manifesti dolore. Inoltre presidi riabilitativi come la ionoforesi (in alcuni casi con farmaci steroidi), ultrasuoni, impacchi freddi possono giovare sensibilmente. Un Terapista Della Riabilitazione che conosca bene questa patologia è di grande aiuto nell’effettuare una mobilizzazione attiva-assistita o passiva che consenta di conservare l’arco di movimento. Questa riabilitazione con il terapista è auspicabile che sia effettuata in una piscina d’acqua calda. Un programma d’esercizi domiciliari usando piccole carrucoline e corde o esercizi di rinforzo usando bottiglie o bastoni può far parte dell’insieme dei presidi riabilitativi. Farmaci contro il dolore o analgesici sono utili per limitare la sintomatologia soprattutto durante la prima fase. La terapia chirurgica è rappresentata dalla mobilizzazione dell’articolazione in narcosi, generalmente con un ricovero giornaliero (day hospital). Con il paziente addormentato il chirurgo effettua una mobilizzazione dell’articolazione in tutte le direzioni per detendere i tessuti delle cicatrici interne che bloccano l’articolazione. Può spesso rendersi necessaria un’artroscopia per detendere maggiormente alcuni processi adesivi nei casi più severi. Dopo la manipolazione in narcosi come dopo l’artroscopia il paziente DEVE continuare la terapia riabilitativa di mobilizzazione e gli esercizi domiciliari, per evitare il riformarsi delle adesioni.

Qual è l’evoluzione a lungo termine?

La maggior parte di casi di spalla congelata si risolve o spontaneamente o con fisioterapia o con artroscopia. Questa patologia non evolve in artrite o in danni alla cuffia dei rotatori. Nonostante il fatto che la spalla sia stata per un lungo periodo limitata nei movimenti possiamo constatare che dopo due anni la maggior parte dei casi si è risolto. Questo è il fatto più importante che i pazienti devono comprendere come anche il fatto che in casi occasionali può ripresentarsi in un’articolazione in precedenza guarita.

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